Nel profondo cuore della Sardegna, ancora oggi si portano avanti tradizioni millenarie, come quella del Carnevale, che in questo periodo anima tanti paesi barbaricini.
Le celebrazioni in questo angolo di Sardegna si perdono nella notte dei tempi ed è interessante sapere che, nonostante l’innovazione, ogni anno vengano rinnovate.
In Barbagia questo evento rappresenta un momento di profonda tradizione, che affonda le sue radici in antichi riti arcaici legati alla natura e al mito di Dionisio.
Origine del Carnevale barbaricino
Quando si parla di Carnevale si è soliti pensare ai carri allegorici, qui in Barbagia invece si pensa alle nostre maschere tradizionali. Ed è proprio nell’entroterra sardo che si conserva, quasi gelosamente, questa tradizione dall’origine ancora incerta.
Nessuno studioso ad oggi è in grado di stabilire una data precisa sull’origine delle maschere del Carnevale barbaricino. Si suppone arrivino da tempi lontani, quando la natura governava i ritmi dell’annata agraria e a cui l’uomo si affidava.
Ad ogni modo il Carnevale è una delle ricorrenze che ci sta più a cuore e che portiamo avanti con tantissimo orgoglio, consapevoli del nostro passato.
Sono 3 i paesi che custodiscono il primato di maschere tradizionali della Barbagia, Mamoiada, Ottana e Orotelli.
Mamuthones e Issohadores di Mamoiada
Mamoiada è un paese conosciuto a molti per il fascino dei Mamuthones e Issohadores che oggi fanno parte del Carnevale barbaricino, rappresentate con onore da due associazioni (Associazione culturale Atzeni e Pro Loco). Queste maschere, la cui origine è ancora oggi sconosciuta, sono arrivate sino ai giorni nostri grazie alla tradizione orale.
Il 17 gennaio si celebra la più grande festa popolare per il paese, quella di Sant’Antonio Abate, che corrisponde alla loro prima uscita dell’anno. In questa giornata tutto il paese è avvolto dal calore dei fuochi, le viuzze si animano, in un clima familiare e di convivialità. Le maschere danzano e propiziano la buona annata agraria intorno al fuoco. Ogni rione del paese prepara i grandi fuochi, attorno ai quali le maschere svolgono il loro rito. Per l’occasione vengono preparati i dolci tipici di Sant’Antonio, caschettas, coccone in mele, papassinu biancu e nigheddu.
Boes e Merdules di Ottana
Anche a Ottana il Carnevale inizia il 17 gennaio, un grande fuoco arde davanti alla bellissima chiesa di San Nicola. I Boes e Merdules si muovono in una sorta di inseguimento, il pastore che domina l’animale, che muore e rinasce in un ciclo continuo che rappresenta la vita e la morte.
Le maschere di Ottana sono profondamente legate alla rappresentazione del rapporto tra uomo e animale. Portano pelli di pecora bianche e maschere zoomorfe che assumono le sembianze di asini, cinghiali, cervi e buoi.
Tra loro si distingue una figura femminile misteriosa e inquietante allo stesso tempo, Sa Filonzana, la filatrice, colei che col suo fuso di lana tesse il filo della vita. Con le cesoie che porta al collo minaccia costantemente di tagliare il filo, come a preannunciare la morte.
Questa figura femminile viene rappresentata come un’anziana donna, gobba e zoppa, ma in realtà sotto le sue vesti cela una figura maschile. Le donne, infatti, non erano e non sono ammesse nella rappresentazione di questi rituali.
Thurpos di Orotelli
Si contraddistinguono dalle altre maschere per non indossare nessuna pelle di pecora, ma un cappotto di orbace chiamato “su gabbanu“, tipico indumento indossato dai pastori nei mesi freddi. I Thurpos di Orotelli col volto coperto di fuliggine e i campanacci mettono in scena il mondo agrario, simulando l’aratura della terra. Due Thurpos riproducono il fare dei buoi che vengono aggiogati e guidati dal contadino.
La loro prima uscita dell’anno è sempre legata alle celebrazioni di Sant’Antonio, che prevede anche in questo paese la realizzazione di grandi falò.
Altre maschere del Carnevale barbaricino
Nonostante il Carnevale di Mamoiada, Ottana e Orotelli sia il più conosciuto, ci sono anche altri paesi che negli anni hanno riscoperto questa tradizione antichissima. Alcuni hanno deciso di ripristinare questi riti e portarli in auge per mostrarli a un pubblico sempre più curioso.
A Lula si distingue la cruenta rappresentazione de Su Battileddu, a Fonni s’Urthu e sos Buttudos, a ORANI su Bundhu, mentre GAVOI si distingue per il Carnevale musicale dove i Tumbarinos sono i protagonisti. A OVODDA, invece, il Carnevale viene celebrato il mercoledì delle ceneri con l’uscita del fantoccio Don Conte.
Qualsiasi sia il paese che visiterete, non potrete che restare estasiati dal Carnevale barbaricino, che possiamo considerare tra più unici al mondo.